Quando Milano diventa pretenziosa. Diario di una studentessa fuori sede.

Dopo una lunga assenza dal blog, dovuta ad impegni tutti o quasi felici sono tornata a scrivere su Cup of Te, sul blog del mio cuore. Dopo tanti impegni tutti o quasi felici sono tornata a Milano e vi racconto il secondo capitolo di questa mia piccola grande esperienza.

Vi ricordate quando tempo fa, mi chiedevo se tutti i luoghi comuni su Milano fossero poi veri? Beh, alcuni lo erano, altri no, ma quello che vi voglio raccontare in questa seconda parte del mio viaggio riguarda il tempo. Il mio.

Ho ripetuto spesso questa frase a chi con curiosità mi ha chiesto “com’è Milano?” e lo ripeto anche adesso, perché in fondo è diventata questa la mia chiave di lettura per questa città: Milano è una città che ti dà tantissimo ma che allo stesso tempo ti toglie tantissimo.
Milano è pretenziosa. Pretende il tuo tempo, la tua energia, la tua mente, la tua vitalità. Pretende tanto e se vuoi viverci bene devi darle ciò che ti chiede, altrimenti basta poco per restare indietro e per iniziare a odiarla. Io non so ancora se odio o amo Milano, ma in tanti mi hanno detto che per creare la tua dimensione ci vuole tempo. Io ci credo, e ci sto provando. Inseguo ciò che mi piace, ci metto passione, mi lascio incantare dal cielo quando quelle poche volte è terso, cerco posti in cui potermi sentire serena, ma ciò che ho capito e che è di vitale importanza per sopravvivere quando sei in una città che non è la tua, lontana dai tuoi affetti e dalle tue certezze, è costruire il tuo tempo.

È fondamentale tornare a casa e disconnettere il cervello dalle mille informazioni che ti hanno bombardato per tutta la giornata, da tutti quegli stimoli che la città ti ha dato. È essenziale fermarsi e ricrearsi, prendendosi cura di sé, magari del proprio corpo ma soprattutto della propria mente, perché è da lì che parte tutto.
Quindi quando torno dopo una giornata intensa nella mia camera, che ho arredato nel modo più confortevole possibile (chi mi conosce sa quanto sia importante per me) accendo una Yankee Candle profumata, sfoglio il mio Elle, guardo una puntata di una serie tv, faccio una maschera viso, scrivo. Ed è proprio per questo che sono tornata sul blog del mio cuore: perché ho preso finalmente il mio tempo per ricrearmi e per amarmi.
Chiunque abbia vissuto un’esperienza di questo tipo sa quanto sia intensa e complicata e allora una come me si aggrappa con le unghie e con i denti alle piccole cose, alle piccole emozioni che sono certamente lontane da tutti quegli eventi mondani, dagli aperitivi alcolici, dalla musica assordante di una discoteca, che per carità sono anch’esse botte di vita per restare in piedi, ma una come me si aggrappa sì, a quello che può prendere da una città come questa ma soprattutto una come me si aggrappa a quello che lei stessa può regalarsi con ciò che è e con ciò che ama.

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